[L'Arte di Guardarsi le Scarpe]
www.indiessolvenza.blogspot.com
 

venerdì, dicembre 24, 2004

La Mattina Che...

... ti svegli ed alla radio c'è Sunday Morning.

Per la serie: farsi fare un regalo di Natale da un elettrodomestico.

 

(Ebbene sì, è Natale... tanto vi sarà già arrivato qualche sms simpatico a ricordarvelo, no?)

postato da: colas | 13:34 | commenti (19)

Dato Che Va Di Moda...

... faccio anche io l'appendice della playlist di fine anno.

Disco che pensandoci bene si sarebbe meritato un posto in classifica: Devendra Banhart - Rejoice In The Hands

Disco che è stato in classifica per tutto l'anno e poi... puff: Liars - There We Wrong, So We Drowned

Disco che prima non mi piaceva e che poi invece sì e pure parecchio: Califone - Heron King Blues

Disco che, sì, ha quattro pezzi della madonna e nel complesso non è affatto male, ma nonostante tutto non mi è piaciuto: Interpol - Antics

Disco che mi doveva piacere ed all'inizio mi piaceva pure, ma poi non l'ho più ascoltato: Pj Harvey - Uh Uh Her

Disco carino ma se non lo facevano era meglio: The Libertines - The Libertines

Disco che doveva rilanciare il femminismo nel mondo e si è rivelato una copia sbiadita delle Chicks On Speed: Le Tigre - This Island

Miglior versione demo di una canzone che hai ascoltato a ripetizione per tutta l'adolescenza: FrankBlackFrancis - I'Ve Been Tired

Canzone su cui dimenarsi allegramente: Blues Explosion - Burn It Off

Canzone da cantare in coro quando sei ubriaco in macchina con amici: Modest Mouse - Float On

Canzone per camminare sotto la pioggia senza ombrello: Hood - The Lost You

Canzone per aspettare l'alba: Adem - These Are Your Friends

Canzone per stare sdraiato sul letto a guardare il soffitto: Wilco - Hell is Chrome

Canzone che se l'avessero scritta gli Smiths sarebbe stata un miracolo: The Dears - Lost in The Plot

Canzone che era bella anche da sola, ma che remixata è anche meglio: cLOUDDEAD - Two Dogs Dead (Boards Of Canada Remix)

Canzone per esclamare YO, YO!: Dizzee Rascal - Dreams

Canzone da ascoltare vestito solo di pelle nera: Interpol - Evil

Canzone che più di tutte segnerà l'anno appena passato: (ormai è chiaro) Britney Spears - Toxic

e poi i concerti dell'anno:

Pixies - Barcellona 28-05 -2004, Wilco - Barcellona 28 -05- 2004, !!! - Barcellona 29-05-2004, Broken Social Scene - Roma e Bologna 24/25-11-2004,

Teenage Fanclub - Benicassim 7-8-2004, Lambchop 8-8-2004, Primal Scream - Benicassim 7-8-2004.

Ed ancora, i dischi in uscita nei primi mesi del 2005 che se per qualcuno (chissà poi perché) quest'anno non è stato un granché, figuriamoci il prossimo:

Bright Eyes - I'm Wide Awke It's Morning/Digital Ash in a Digital Urn (due cd. Il primo acustico, bello come al solito ed il secondo elettr(on)ico che ancora devo capire se mi piace o meno).

Bloc Party - Silent Alarm (quest'album lo ascolteremo anche nei supermercati. I Ferdinandi del 2005).

Dalek - Absence (Hip Hop rumoroso e fuori dagli schemi, come al solito. Gran bell'album, come al solito).

Early Day Miners - All Harm Ends Here (non ancora ascoltato. Ma solo il fatto che ci sia è una bella cosa)

Handsome Boy Modelling School - White People (Hip hop con ospiti Cat Power, Alex Kapranos, Mike Patton, i Mars Volta... diventerà un classico).

Hood - Outside Closer (Per qualcuno è già il nuovo disco dell'anno. Sicuramente sarà quello di quest'inverno)

LCD Soundsystem - LCD Soundsystem (I !!! del 2005, anche se c'erano da prima)

Adam Green - Gemstones (Vabbè, io sono di parte: un genio!)

Low - The Great Destroyers (Eppur si muovono e lo fanno da dio)

Magnolia Electric Co. - Trials And Errors ( E' Jason Molina, ma sembra Neil Young)

Maximillian Hecker - Lady Sleep (Dormiamo anche noi)

Mercury Rev - The Secret Migration (Delusione dell'anno prossimo?)

Patrick Wolf - Wind In The Wires (Ascoltato una volta sola, sembra non male)

And You Will Know Us By The Trail Of Death - Worlds Apart (Mah!)

Antony and The Johnsons - I'm A Bird Now (Al primo ascolto sembra terribile, al secondo è commovente e For Today I'm A Boy è una canzone incredibile)

Boom Bip - Blue Eyed In The Room (Ronf)

Lou Barlow - Emoh (Così e così, ma Lou può fare quello che vuole e va bene comunque)

Tunng - Mothers Daughter and Other Songs (se ne parla qui)

The Dears - No Cities Left (Arriva in Italia con un anno di ritardo. Canadesi. E ho detto tutto)...

Jennifer Gentle - Valende (Il primo gruppo italiano ad incidere per Sub Pop. In bocca al lupo!)

ed un sacco di altre cose che se le avessi ascoltate o anche solo tenute in mano non sarei un essere umano.

postato da: colas | 13:25 | commenti (16)

lunedì, dicembre 20, 2004

Scavicchi Ma Non Apra

Sì, lo so che è presto e che dobbiamo aspettare la mezzanotte di venerdì per aprire i pacchi, ma io questo regalo te l'ho fatto ora e ci terrei che tu lo scartassi davanti a me.

Sono due pacchetti: li trovi qui e qui (il secondo pacco bisogna di una connessione veloce, l'altro è per tutti tutti).

Non ti dico cosa ci trovi: è una sorpresa.

Ma se fossi in te mi sbrigherei a guardarci dentro...

Subito.

postato da: colas | 13:20 | commenti (12)

venerdì, dicembre 17, 2004

Un Paio Ce Li Siamo Portati a Casa Anche Stavolta

(Indie Blog Award per il miglior post su un concerto dei Pixies)

e (ad ex equo con talmente tante persone che se devo mettere i link non finisco più, ma tanto li trovate da Delio):

(Indie Blog Award per il post con la piú completa interpretazione teorica del fenomeno indie)

Tutti gli altri premi si trovano qui.

Domani sera questo blog ed il suo compare ,festeggeranno le vittorie negli award ( e dato che ci sono parleranno anche di un discusso libercolo) in un esclusivo party ad inviti che si terrà a Frosinone (la città più cool del pianeta), precisamente alla Cantina Mediterraneo, dalle 22 e 30 in poi. Ospiti speciali: Usher, Alicia Keys, Pasquale Africano ed i Cat Claws.

Per informazioni lasciare un commento a www.nordovest77.splinder.com

postato da: colas | 13:32 | commenti (7)

giovedì, dicembre 16, 2004

Amor Che A Nullo Amato Amar Perdona (Porco Cane)

2004 – Una playlist saltellante

(che come quella dell’anno scorso è mia e solo mia)

  1. Modest Mouse – Good News For People Who Love Bad News: Ascoltare questo disco è come andare al luna park: non fai in tempo a scendere da una giostra che è gia ora di salire su un’altra. I Modest Mouse sono riusciti a racchiudere in un disco solo, tutte (o quasi) le tendenze musicali del 2004: la no wave alla Talking Heads, il post punk, l’indie rock alla Pixies, quello dei Flaming Lips, la ballata folk e quella deviata alla Tom Waits. E poi c’è il pop, talmente pop che se il mondo fosse un posto migliore, Float On la si sentirebbe anche come sottofondo dei balletti delle Lecciso. Geniali (e questa volta è veramente la definizione giusta).
  2. Wilco A Ghost Is Born: La sparo grossa: Yankee Hotel Foxtrot è il disco più bello degli ultimi cinque anni (il secondo è The Moon And Antartica). Era impossibile fare di meglio e superare quel capolavoro. Ma Jeff Tweedy scrive canzoni come nessun altro e come nessun altro riesce a toccare certe corde. A Ghost Is Born è dolore, rabbia e passione unite in un contesto che è pop ed allo stesso tempo altro. La produzione di Jim O’Rourke è come sempre impeccabile. Se nel 2004 non mi fossi trovato davanti ad un palco con sopra i Pixies, il loro concerto sarebbe una cosa da raccontare ai nipotini. Anche così è una cosa che non dimenticherò in fretta.
  3. American Music Club Love Songs For Patriots: E’ come uscire di casa e lasciare per sbaglio la porta aperta, ritornare dopo dieci anni ed accorgersi che non è cambiato niente. Sei cambiato tu ed anche se quella non è più casa tua , dentro di te senti che non riesci a separartene. Che lì dentro c’è una traccia di quello che sei, nonostante tutto. Mark Eitzel è come David Foster Wallace, ma con la chitarra in mano.
  4. Blonde Redhead Misery Is A Butterfly: Fino alla primavera era per tutti il “disco dell’anno”, poi sembra quasi che non sia mai uscito. Dimenticato dopo pochissimi mesi. Colpa dei concerti, che hanno fotografato una band non in grado di seguire anche dal vivo le proprie evoluzioni sonore e di un mood generale decisamente cupo ed invernale che ha accorciato irrimediabilmente la vita di questo album. Ed è un vero peccato: i Blonde Redhead restano una delle migliori realtà uscite dalla scena art-noise di New York, che col tempo è stata capace di cambiare forma e reinventarsi continuamente. Non si sa cosa riserverà il futuro, nell’aria c’è una strana sensazione di addio che rende ancora più meritato il posto nei piani alti della playlist. E’ un atto d’amore.
  5. Telephone Tel Aviv – Map Of What Is Effortless: Questo disco rappresenta per la musica elettronica quello che l’omonimo dei Franz Ferdinand rappresenta per l’indie rock: il prodotto di nicchia che diventa di massa, finendo quasi per aprire una strada. Tutto è “caldo” e “soul” pur essendo costruito modulando la freddezza algida dell’elettronica minimale. Come la neve sui tetti di Bologna. Ma questa è un’altra storia.
  6. !!! – Louden Up Now: Come una canzone degli anni settanta/ottanta: “Non ti fermare, ma balla. Tutta la notte, sei bella”. I !!! sono una macchina da guerra in grado di far muovere il culetto anche ad un paraplegico. Per capire bisogna vederli dal vivo: è come trovarsi davanti gli Stooges, i Parliament, i Primal Scream e la band di James Brown del Live at Apollo. Nello stesso posto, alla stessa ora. “Sciolgo le trecce e i cavalli corrono e le tua gambe eleganti ballano”.
  7. Pinback – Summer In Abaddon: L’indie rock è un disco piccolo piccolo che in punta di piedi riesce a farsi spazio tra gli ascolti e monopolizzare il lettore (anche se fa molto più cool dire l’Ipod) e ‘sti cazzi se nel 2004 è uscita roba molto migliore di questa. I Pinback scaldano il cuore con le loro canzoni in bilico tra Death Cab For Cutie e Modest Mouse, fra un paio d’anni ce li ritroveremo guest di una puntata di O.C. Per ora continuiamo a goderceli come si fa con un segreto destinato ad essere svelato. Musica per un autunno inquieto.
  8. Elliott Smith – From A Basement On The Hill: Un pugno nello stomaco fa meno male.
    Questo è l’ultimo disco di Elliott Smith. Non serve dire altro.
  9. Micah P.Hinson – And The Gospel Of Progress: Il mondo corre a mille all’ora e va sempre più veloce di quanto tu riesca a raggiungere con le tue gambe. Per farlo rallentare, certe volte, basta poco: un ragazzo con la chitarra e poco altro, per esempio. Micah P. Hinson vive per strada facendo avanti e dietro tra il Texas e l’Inghilterra. Con se non ha niente, se non le sue canzoni ed il ricordo di un amore andato in pezzi. Più che cantare, racconta e lo fa con il tono dolente di chi ha toccato il fondo per davvero e sta provando a risalire. Come Will Oldham e Daniel Johnston.
  10. Khonnor – Handwriting: I bambini prodigio in Italia, finisce che vanno a Bravo Bravissimo con Mike Buongiorno. Nel Vermont invece succede che fanno un disco come questo: normali ballate per chitarra acustica e voce, vengono inghiottite da glitch e loop, con la classica struttura della forma canzone che, piegata dall’elettronica, finisce per diventare qualcosa di diverso e totalmente nuovo. Il folk degli anni zero più numeretto variabile alla fine.

*Disco Candelina: Adem - Homesongs (qui)

*Disco Aspirina e Whiskey: Two Lone Swordsmen - From The Double Gone Chapel

 

E poi: 11.Xiu Xiu – Fabolus Muscles; 12. Girls In Hawaii – Frome Here To There; 13. Paolo Benvegnù – Piccoli Fragilissimi Film; 14. Iron And Wine – Your Endlesses Number Days; 15. Styrofoam – Nothing’s Lost 16. Califone – Heron King Blues; 17.Jens Lekman – When I Said I Wanted To Be Your Dog; 18.Mark Lanegan Band – Bubblegum; 19. Graham Coxon – Happines In Magazine; 20. N.E.R.D. – Fly Or Die; 21. Franz Ferdinand – S/T; 22. The Paper Chase – God Bless Your Black Heart; 23. Apostle Of Hustle – Folkloric Feel; 24. Sondre LercheTwo Way Monologue; 25. Mùm – Summer Make Good; 26. cLOUDDEAD – Ten; 27.CocoRosie – La Maison De Mon Reve; 28. Kimya Dawson – Hidden Vagenda; 29. Subtle – New White; 30. Grant Lee Philips – Virginia Creeper.

 

Fuori concorso (ma comunque apprezzati e non poco): Bjork – Medulla, Brian Wilson – Smile; FrankBlackFrancis – FrankBlackFrancis; The Twilight Singers – She Loves You.

Delusioni: Lambchop – Aw Cmon/No You Cmon; R.E.M – Around The Sun; The Streets – A Grand Don’t Come For Free.

Rivelazioni: The Concretes – S/T; Son, Ambulance – Key; Maritime – Glass Floor.

Ristampe: Pavement – Crooked Rain, Crooked Rain; Gun Club– Miami; ClashLondon Calling

Canzone Dell’Anno: “And we'll all float on alright. Already we'll all float on. 
Allright don't worry even if things end up a bit to heavy we'll all float on alright. 
Already we'll all float on. Allright already we'll all float on, Ok don't worry we'll all float on. 
Even if things get heavy we'll all float on. 
Alright already we'll all float on. Don't you worry we'll all float on…all float on

[disco bravo 2004]
*dischi che potevano stare benissimo tra i trenta (ma anche tra i venti e tra i dieci) e che sono rimasti fuori solo perché i                                                                                  
tre neuroni del sottoscritto sono andati in vacanza a Carrapipi.
Li raggiungerò per capodanno. Promesso.

postato da: colas | 18:02 | commenti (32)

Riciclaggio (I'm Gonna Try to Be Nice to Everyone)

Di come una canzoncina stupida ti possa riempire le giornate e rimanere nella testa anche quando dovresti andare a dormire.

Di come la suddetta canzoncina si attacca anche alle orecchie di qualcun altro.

Di come delle paroline-ine-ine si trasformino, quasi, in un simil mantra da ripetere per far tornare il buonumore.

Di come il buonumore sia una cosa talmente rara.

Di come un bel video possa cambiarti la giornata.

Di come ti viene la voglia di riprendere una cosa scritta qualche tempo fa che, anche se non è un granché, spiega tutto alla perfezione.

Di come ti rendi conto che c'è poco da dire:

il fatto è che ai Grandaddy vuoi proprio bene.

Ma parecchio.

Update: Il fatto che i Grandaddy vengano citati il giorno in cui il loro membro onorario, il ciccioso pupazzoso Caizzi (quello della mousse e del vaporetto per intenderci), arriva all'agognato traguardo di tot anni, non è per niente casuale. Auguri...vuuuuuuu

postato da: colas | 02:17 | commenti (5)

mercoledì, dicembre 15, 2004

Ovviamente è Solo Per Leccare il Culo

Anche quest'anno:

i duri giocano quando c'è da giocare (sottolineo giocare) e si fa duro (il gioco).

Gli altri scrivono post riottosi per non essere accomunati con la parola indie. E così finiscono per essere più indie di tutti.

Quello che si pensa da queste parti è cosa nota, per cui:

"Chi si estranea dalla lotta è un gran figlio di mignotta."

 

"Mignotta?Hai detto 'mignotta'?Sei pazzo, mignotta non è un termine indie! Gli indie rockers al massimo dicono cose come "jije", senza sapere assolutamente cosa questa parola voglia dire. Dai su, cancella, che altrimenti non vinci un cazzo. Oddio: ho detto 'cazzo', cazzo non è un termine indie, se dico cazzo...".

postato da: colas | 16:41 | commenti (10)

martedì, dicembre 14, 2004

Stop And Go (Inverno 2004. Un nastrone)

Tipo che per ogni treno che prendi c'è un punto di partenza ed uno di arrivo. O almeno dovrebbe essere così, ché se per caso il biglietto ti vola via dalla tasca i piani cambiano. E diventano salite e discese. Ma linee rette neanche per un cazzo.

Broken Social Scene - Lover's Spit (Bee Hives Version)

The Go Team! - Panther Dash

Le linee rette te le scordi subito: precisamente quando decidi che, ok, sono un casino di soldi, ma forse i venticinque euro(s) in più conviene pagarli.
E stai per farlo quando la verità ti appare come un lampo: sui treni la civiltà non esiste. Un controllore che accetti bancomat neanche.

Grandaddy - Nature Anthem

Adam Green - Down On The Street

Per cui il punto di arrivo si sposta in avanti e quello di partenza diventa un altro.

Il punto di ripartenza.Appunto.

Kimya Dawson - My Heroes

Feist - When I Was a Young Girl

Se devi fare "un cambio" ci vogliono due pezzettini di carta. Lo dicono le sacre scritture. E tu sei agnostico e la bibbia non la tocchi con mano da quella volta del "mito di Onan". Ne prendi uno e vai. E grazie a dio sui treni non esiste la civiltà, ma la clemenza, ogni tanto, sì.

Metric - Dead Disco

One Dimensional Man - Mad At Me

E poi "cambi" e cerchi il tuo posto. Ché la notte insonne un po' vorresti lasciarla alle spalle.

Low - Step

Stars - Death To Death

Ed il posto è tuo e di un altro. E ti resta poco da fare: giocartelo a morra cinese ed avvertire il capotreno.
Ma sui treni la civiltà non esiste e neanche la cecità. Così ti fanno notare che sul tuo fogliettino plasticoso c'è scirtto dodici e quarantaquattro.

The Dears - Lost In The Plot

The Concretes - You Can't Hurry Love

Due ore dopo le ore scritte sul treno (vabbè proprio sul treno no, ma sul tabellone sì).

E paghi: altri otto euro(s). O almeno dovresti. Anche se non li hai. O, almeno, non li hai tutti.

The Delgados - Coalman

Tribeca - A Night Like This

E sui treni improvvisamente scoprono la solidarietà. E ti aiutano.

Come un pankabbestia qualsiasi. Ma con l'Ipod al posto del cane.

LCD Sound System - Daft Punk Is Playing In My House

Two Lone Swordsmen - Sex Beat

Finalmente puoi andare.

Finalmente la metà di arrivo torna ad essere chiara.

Ti separa da lei solo qualche ora, più i ritardi accomulati per un guasto alla rete elettrica, caduto sulla testa ad un passo dalla stazione della tua città preferita.

And You Will Know Us By The Trail Of Dead - Will You Smile Again For Me

Simon and Garfunkel - The Only Living Boy in New York

Ti resta solo una cosa da fare e sarebbe una roba di bestemmie e altre cose simili. Ma non puoi: hai accesso il portatile per postare il tuo nastrone invernale. Ed ora lo fai. Anche se non ti ricordi più neanche il perché.

Bonus Track:

Vancouver - Lemon Club (The Boy You Never Rated)

Colle Der Fomento - Il Cielo Sopra Roma (che se ci pensi bene sarebbe il punto di arrivo ma anche quello di partenza. In un certo senso).

Update: se non avete una maledetta minchia da fare, ma anche no, questa sera alle 18/18 e 30 c'è una robetta alla Casa Delle Letterature. In via dell'Orologio numero tre. Per informazioni fatevi un giro a casa di gente autorevole.

Update dell'Update: si capisce che stavo parlando di Roma?

postato da: colas | 12:55 | commenti (14)

martedì, dicembre 07, 2004

The 3rd Planet

Ed alla fine si arriva a tre. Numero perfetto, dice la mitologia.

Numero che per noi significa: resistere, nonostante tutto, alle sfighe e ai contrattempi.

Prima la copertina che salta perché il gruppo in questione non ha foto recenti da far pubblicare, poi la "macchina dei cd" che si rompe a pochi giorni dall'andata in edicola, con conseguenza di distribuzione bloccata e ventimila dischetti di plastica da ristampare da capo.

Ma chi va piano va sano e va lontano, dice il poeta e noi andiamo.

Ci siamo rimboccati le maniche e, in tutta calma, abbiamo sfornato un numero ricco, come non mai, di contenuti.

Inanzi tutto la copertina:

improvvisamente tutti parlano di Jens Lekman, dalle riviste musicali al Venerdì di Repubblica. Sarebbe da stupidi e da sbruffoni sostenere di esserci da prima degli altri, ma basta dare un' occhiata agli archivi di Polaroid e Zazie per capire che, insomma, in un certo senso...

Il faccione incerottato era, a nostro avviso, il modo migliore per chiudere l'annata indie-pop/rock/post/flick e flock che sta per giungere al termine.

Un'annata che ci ricorderemo per un sacco di motivi, fra cui il mancato ritorno dei dEUS, più volte annunciato e poi smentito.

Per saperne di più basta leggere l'intervista esclusiva che Tom Barman ha realizzato con noi. Già che ci siete date anche un'occhiata alla monografia che la precede.

E poi, se non vi annoiate, un casino di interviste: The Unicorns, Animal Collective,Meg, R.E.M., American Music Club, Oneida, Styrofoam, un inedito faccia a faccia tra Manuel Agnelli e Greg Dulli, il mitico Nikki Sudden ed il già citato Jens Lekman.

Ed ancora: speciali su Elefant Records, la casa del pop spagnolo e Best Kept Secret. Più che un' etichetta, un covo di agitatori culturali.

Ovviamente c'è anche la solita pletora di recensioni, revisionismi e chiacchiere spese parlando di arte.

Per non parlare poi del cd che con i soliti sette euro vi catapulta in casa: l'anteprima del nuovo album di Ant (in mega esclusiva per noi), i Monster Movie, i Tribeca, più una serie impressionante di band italiane (Cat Claws, Altro, Scarapocchio, Velvet Score...).

Inutile dire di andare a cercarlo nelle edicole e nelle librerie del circuito Feltrinelli. Che tanto lo sapete già (clicca qui per vedere, sotto la fotina di Lekman, le città in cui è possibile acquistare LT).

Inutile dirvi di abbonarvi ché costa poco e per Natale ancora di meno.

Inutile dirvi un sacco di cose che se comprate/rubate/ vi fate prestare il giornale potete scoprire da soli.

postato da: colas | 17:38 | commenti (10)

TZN XDONAMI!

Certe volte le cose capitano così: perché devono accadere.

E certe volte finisce che ti ci ritrovi in mezzo, anche se non capisci bene il motivo.

Ogni volta che vedo la faccia di Tiziano (TZN per gli amici e per la finanza) Iron Ferro, non riesco a trattanere espressioni di disapprovazione ed antipatia. Succede così, spontaneamente, senza un motivo reale.

S E M P R E!

TZN non mi ha fatto niente: non mi ha rubato la marmellata, non voleva per forza la Ferrari, quando giocava con la pista Polycar, non ha toccato il sedere alla mia donna...

non mi ha fatto una beata _ _ _ _ _ _ (mettete quì il sostantivo che più vi aggrada), insomma.

Oltre cantare insopportabili canzoncine smielate, ovvio.

E lo so bene che non se lo meriterebbe tutto quest'astio, che alla fine lui fa solo il suo lavoro, che ci crede davvero, che si sbatte... lo so. Ma non me ne frega niente.

Non lo tollero. Anche se non me lo so spiegare

Forse è tutta colpa delle domeniche del Piccolo Paesello di Provincia, delle bandiere gialloblù e dei cori da stadio imparati per inerzia fin dall'età più tenera. Forse è colpa di tutto questo, forse no.

Resta solo il fatto di aver scritto un post inutile, ché alla fine bastava solo segnalare la poesia di Stefano Pz (uno che, come me, è tossico di Chinotto) e farsi quattro (ma anche cinque, sei, sette, otto, nov...) risate.

E' tutto scritto lì, anche i motivi che non riesco a capire.

Però rido lo stesso.

Di gusto.

postato da: colas | 16:15 | commenti (12)

venerdì, dicembre 03, 2004

Chi Ci Porta i Cornetti?

Questi qui hanno deciso di parlare di blog (con la b minuscola che più minuscola non si può) ed hanno deciso di farlo per una nottata intera: dalle zerozero alle trezerozero, sulle frequenze di Radio2.

Il blog in cui siete inciampati e quello in cui dovreste inciampare, saranno lì per fare la cosa di cui sono meglio capaci: parlare e far ascoltare musica.

Musica Nostra.

E questa volta il maiuscolo è cosa dovuta.

Se non avete pazienza di fare l'alba con noi, potete fare sempre un giro nella casetta dei panda tristi ed ascoltare (vabbè, diciamo così) le canzoncine che questa sera invaderanno l'etere nazionale.

Insomma: "Tonight, tonight, tonight so bright" come diceva quello là

postato da: colas | 16:57 | commenti (15)

giovedì, dicembre 02, 2004

The Director's Cut

Revisionismi – Scisma, “Armstrong”*

Plin plin plin

Quando si scrive una storia si parte sempre da un punto fermo, un punto che se ti sbagli e lo “centri” male è inutile andare avanti.

Quando si scrive una storia puoi permetterti di sbagliare tutto, ma non l’attacco.

Dall’attacco (l’inizio) s’intravede quello che succederà nel mezzo e come andrà a finire, si conoscono i personaggi, si delineano i ruoli… le sfumature no, quelle si capiscono piano piano, ché rivelare tutto subito sarebbe uno sbaglio e poi, vuoi mettere, le storie sono belle quando ti arrivano addosso lentamente e non ti lasciano andare via.

Quando ti tengono incollato alla pagina e l’unica cosa che puoi fare e stare attento e sperare che qualcuno abbia voglia di raccontartela. Di nuovo.

 

descrivere è impossibile/bisogna immaginare

 

Era il millenovecentonovantanove (scritto così, che se lo leggi tutto d’un colpo ti manca il fiato) e se ci pensi bene un po’ ti spaventi: d’un tratto il mondo si è messo a correre, e quelle che adesso ti sembrano cose di tutti i giorni (quasi come le “storie” di Riccardo Fogli, ma di tutto un altro spessore) cinque anni fa sapevi a malapena cosa volessero significare.

Nel millenovecentonovantanove le spillette non le portava nessuno, internet ed il file-sharing erano roba per pochissimi e “indie”, quella parola che adesso ti tirano dietro anche quando ti compri le arance al supermercato, era un termine da carbonari.

Non parliamo poi della musica italiana, anzi: della Nuova Musica Italiana, etichetta da cui non ci si riesce a liberare neanche se alle spalle, ormai, ci si è lasciati dieci dischi, cinque tour ed una serie infinita di figli illegittimi. La Nuova Musica Italiana di allora era la stessa di adesso, con la differenza (fondamentale) che tutto quello che in questo momento consideriamo in voga (indie, appunto) allora era nascosto e quasi inaccessibile.

I riflettori erano per pochi, proprio quei pochi che da lì a qualche anno avrebbero raggiunto livelli di fama e considerazione notevoli. Livelli di tour sold out e di Tora Tora!, per intenderci.

In mezzo, ma proprio in mezzo, c’erano gli Scisma. Troppo pop per i “khomeinisti dell’underground” e “troppo strani” per tutti gli altri.

 

e se sono il contrario di me, da che cosa mi sento diverso?

 

Con due dischi alle spalle (“Bombardano Cortina” e “Rosemary Plexiglass”), gli Scisma del novantanove erano il gruppo sulla bocca di tutti: “La next big thing della scena italiana”, e: “Se non fanno il botto questi… non lo farà nessuno” erano le frasi che si potevano scorgere su quasi tutte le riviste del settore e non solo.

Una grande casa discografica (la Emi) decise che era il momento giusto per tentare il colpaccio e mise su una campagna pubblicitaria senza precedenti (per un gruppo “di genere”).

Nel frattempo la band, rifugiata nello studio/casa sulle rive del Lago di Garda, cercava di venire a capo di quello che da lì a poco sarebbe diventato il loro nuovo album: “Armstrong”.

E, proprio come l’uomo che poggiava il piede per la prima volta sulla luna, anche l’Armstrong degli Scisma scatenò reazioni a dir poco spiazzanti.

Il pubblico ed i giornalisti rimasero quasi inebetiti di fronte la mescolanza di dolcezza e inquietudine nascosta tra le dodici tracce del disco.

Niente era come lo si era immaginato: quelli che dovevano essere muri di chitarra erano diventati arrangiamenti raffinati ed elaborati, i singoli erano piccoli capolavori dell’arte dello sviamento. Non c’era tranquillità in “Armstrong”, ogni cosa poteva diventare il suo contrario, brani dall’impatto volutamente diretto e pop, nascondevano rarefazioni e saturazioni all’epoca quasi inimmaginabili su un disco di musica italiana (ascoltatevi Giuseppe Pierri ed È stupido, per credere). Gli Scisma erano shoegaze (impossibile ascoltare L’innocenza e non pensare agli Slowdive) quando il termine non se lo ricordava più nessuno e questa rivista era solo una fanzine per pochi accoliti, erano post-rock (L’universo, Armstrong) senza sapere di esserlo.

Gli Scisma erano indie (ecco, l’ho detto). Anche troppo.

 

ringrazio dio che mi ha fatto troppo poco intelligente

 

Non furono capiti, o meglio: lo furono ma da pochi. Pochissimi per giustificare gli investimenti di una major (una che nel catalogo annovera sia i Radiohead che il Gabibbo) e per far sì che gli animi all’interno della band potessero rimanere placidi ed amichevoli.

Decisero di smettere per coerenza, subito prima di diventare la macchietta di se stessi, cambiare qualche elemento della band ed andare avanti con il solo scopo di tirare su qualche lira con i concerti. Alcuni di loro sono spariti, altri continuano a suonare e sono sparsi all’interno di gruppi e gruppetti della nazione e non solo, qualcun altro (Paolo Benvegnù) ha tirato fuori un disco, uno dei migliori di questo duemilaequattro, e da solo cerca di proseguire il cammino iniziato con la band.

Tutti insieme si sono ritrovati su un palco, poco più di un anno e mezzo fa, per una serata speciale di festa e di addio. A sentirli c’era più gente di quando erano in piena attività e tutti cantavano a squarciagola le canzoni. Un gruppo che ha funzionato di più nell’assenza che nella presenza. Si diceva così per i Pixies e vale tutto per gli Scisma.

*versione remixata in edicola nel terzo numero di LosingToday

postato da: colas | 19:57 | commenti (12)

mercoledì, dicembre 01, 2004

E’ Un Mondo Umido

(In pratica la seconda parte dell’ennesimo post sul MEI)

 

Digressione n.3

Bologna>Venerdì 26 novembre>Ore 00 a.m

Il giovane ex capellone ora quasi di nuovo capellone è stato a cena con i Fuck. Proprio quei Fuck lì che se li nomini almeno una volta in una conversazione, guadagni più di quindici indie punti.

Un po’ come fare ottantasei al Fantacalcio. E senza neanche aver messo in campo Adriano.

Proprio quei Fuck che sono come la gallina dalle uova d’oro, per gli altri: se apri un loro concerto diventi famoso. E’già successo ai Blonde Redhead, ai Modest Mouse, ai Pavement. Succederà di nuovo. Mentre loro, i nostri eroi, rimarranno sempre gli stessi: incastonati in una routine di scarica il furgone,monta gli strumenti, suona, smonta gli strumenti, ricarica il furgone, parti.

Per superare al meglio la cena, il giovane ex capellone ora quasi di nuovo capellone, decide di aiutarsi con un mojito (prima) e diversi bicchieri di vino (poi).

In compagnia del fido Oba Oba e del Campione Italiano di Extreme Ironing, si ritrova davanti al palco di un locale ad assistere ad uno dei concerti dell’anno.

I TwoLoneSwordsman, non sono altro che la band capitanata dall’Ex Giovane Produttore Acid House Ora Cantante Con i Capelli Impomatati e dal suo socio Nano Chitarrista Smanettone.

Il giovane ex capellone ora di nuovo quasi capellone, guarda i vecchietti sul palco e va a prendere del rum e coca. Torna e poi va via di nuovo. Stessa destinazione, stessa missione.

Nel frattempo il concerto è già finito, ma il giovane ex capellone ora quasi di nuovo capellone ha trovato una cartolina di Roberto Mancini con la maglia del Bologna.

Per cui se ne frega, e va a dormire.

 

Mentre Katia cerca di capire dal programma quale band stia suonando, la sua attenzione viene catturata da un messaggio di Pedro: “Dove sei? In sala stampa c’è la premiazione dei Broken Social Scene come gruppo indie dell’anno”.

Katia si avvicina al palco, lascia un demo alla band che sta suonando ed un altro a quella che, nell’altra metà del palco, aspetta di poter incominciare.

Felice corre verso la sala stampa: i Broken Social Scene sono seduti tutti in prima fila. Come una squadra di calcio qualsiasi all’ultima puntata della Domenica Sportiva.

 

Due di loro, i capi, sono invece seduti dietro un tavolino, in compagnia dei moderatori della premiazione e di Aurelio Pasini: “Pedro, hai ragione. E’ proprio Pasini quello lì”.

“E lo so, l’ho sentito anche io che è lui, mica sono sordo. Sono buoni tutti a riconoscere le persone dopo che le hanno già presentate”.

Se non fosse già stata altre volte al MEI, Katia guarderebbe con un po’ di disgusto uno dei due tizi al centro del tavolo: ha una camicia bianca, una cravatta rossa e degli occhiali tenuti su con lo scotch gommato. Una roba che sembra comprata apposta al reparto indie dell’Upim di Faenza, offerta speciale poseur.

Ma Katia lo conosce, l’ha già visto e poco prima le ha anche lasciato un demo. Si chiama Bob e scrive per Freak Out Magazine, la fanzine organizzatrice del premio. E non è un poseur. E’ così.

 

Bob parla in italiano per circa una mezz’oretta, senza tradurre nulla agli ignari canadesi che, in compenso, fanno delle facce bellissime. Delle facce che se ci fosse il campionato del mondo occuperebbero tutti i posti disponibili in graduatoria. Dalla uno alla dodici.

Mentre la premiazione/conferenza stampa continua, Katia fa amicizia con la tour manager del gruppo. Si chiama Nadine ed è bionda esattamente come lei. Purtroppo le manca un requisito fondamentale, altrimenti anche lei avrebbe potuto interpretare una delle tette delle Marcuzzi.

Lascia un demo a Nadine e si concentra su quello che sta avvenendo in sala stampa: ora le parole dei Broken Social Scene vengono tradotte. Peccato che ogni risposta venga trasfigurata in altra cosa dal mediatore capo. Infatti, il canadese più capelluto e pazzarello, racconta del concerto della sera prima interrotto dalla polizia:

“Ad un certo punto sono arrivati quarantasette poliziotti, un casino di macchine. Una cosa mai vista. Assurda!”.

 

Una cosa assurda, davvero, ma ancora più assurda è la versione dei fatti che viene presentata dalla traduzione:

“Ad un certo punto sono arrivati quarantasette poliziotti su otto motociclette ed hanno sgomberato il locale” e poi: “Li abbiamo chiamati noi di Freak Out per farli arrivare prima oggi”. E giù a ridere.

Katia lascia la sala stampa interrogandosi sul destino degli sbirri circensi e va a vedere i Mosquitos. Lancia un CD verso il palco e colpisce, per sbaglio, in un occhio Gianluca Testani.

Mentre scappa dall’area concerti cercando di non farsi notare, si ricorda che questa volta è il momento giusto per infilarsi in sala grande. Da lì a poco inizieranno, sul serio, le premiazioni dei dischi dell’anno. E come sapete già, questo Katia non può proprio perderlo.

 

Digressione n.4

Faenza>Sabato 27 novembre>Ore 17 circa

Il giovane ex capellone ora quasi di nuovo capellone viene chiamato con i suoi amici Biondino Rachitico Con I Capelletti Davanti e Cittadino Onorario De La Fluresta sul palco a ritirare un premio. Mentre si coprono con una targa e con un manifesto pieno di donne nude che la mamma del Biondino Rachitico Con I Capelletti Davanti non vorrà mai avere in casa, il giornalista musicale sospetto padre del batterista di un noto gruppo indie italiano, spiega al pubblico il perché di questa vittoria: “… una proposta che guarda più all’estero che all’italia e che ha permesso al gruppo di andare a suonare al prestigioso festival di Benicassim”.

A pochi metri da loro, seduti in prima fila, Cesareo di Elio e Le Storie Tese chiede

: “Cazzo è Benicassim?”.

Ed Elio, anche lui di Elio e Le Storie Tese, risponde: “Cazzo ne so, Benicassim sarà…Benicassim, boh?”.

Il giovane ex capellone ora quasi di nuovo capellone li guarda e sorride.

 

La prima ad essere premiata è Nada, per il disco dell’anno e per la canzone scritta con Massimo Zamboni. A consegnare i premi ci sono Federico Guglielmi del Mucchio ed il Capo Del Mei.

Katia aveva letto che ci sarebbe stato Bersani ed infatti è convinta di averlo visto in fiera appena arrivata: “Peccato, se avessi saputo prima, il demo glielo avrei dato subito. Vabbè vorrà dire che regalo due copie a Gugliemi e chiedo se una la può tenere da parte per Samuele. Tanto lui conosce tutti”.

 

Dopo Nada, i premi toccano agli Acustimantico ed ai MiceCars, come miglior demo.

Katia pensa che il suo di cd non è tanto peggio del loro e se i MiceCars, che comunque stima e segue dal vivo, hanno vinto è perché devono avere più di qualche santo in paradiso.

Ed infatti Katia, guardando salire il gruppo a ritirare l’award, riconosce, tra i tre Mice su sei presenti, una figura famigliare: “Pedro, guarda: quello lì con i capelli un po’ lunghetti… dev’essere lui quello che si nasconde sotto lo pseudonimo P.L.

Altro che, ora lo riconosco, ti credo che di questi ne parlano bene tutti: è quello che cantava quella canzone famosa. Quella che diceva: ‘Il super cafone eccolo qua, Piotta è il suo nome…’.

E’ lui, è lui!”.

 

Mentre fa per alzarsi, schifata, Pedro la ferma: “Katia, eccolo Il Piotta. E’ quello seduto in prima fila. Lo vedi? Fra un po’ lo premiano.”

“Allora chi è quello? Oddio, ho capito! E’ quello lì del blog, quello che scrive di musica. E’ raccomandato dalla Lipperini, e quella lì quando ci si mette è peggio di Moggi… anche il premio gli ha fatto vincere, anche il premio. Quasi quasi le spedisco un CD”. Katia scappa di corsa dala sala stampa quando, per caso, s'imbatte in Hamilton Santià...

continua

postato da: colas | 19:26 | commenti (11)