[L'Arte di Guardarsi le Scarpe]
www.indiessolvenza.blogspot.com
 

mercoledì, settembre 29, 2004

In Bed With R.E.M.

Milano 20-09-2004

Certe cose prima di raccontarle bisogna che le lasci un po’ a macerare.

Bisogna permettere alle sensazioni di trasformarsi in ricordi, far si che le emozioni diventino aneddoti da sfoderare nei momenti opportuni...

Bisogna prendere l’evento e riuscire a staccarsi, a metterlo in un cassetto e riaprirlo solo quando serve. In maniera fredda e matura.

“Mamma, ti rendi conto: vado ad intervistare i R.E.M?”

“E allora, fai il giornalista. Dovrebbe essere una cosa normale, no?”

No. Non è mai normale. Niente lo è. Soprattutto le interviste.

Soprattutto se tendenzialmente sei una persona timida ed impacciata che riesce a fatica a non farsi influenzare dagli eventi esterni.

Posso essere freddo e spietato: entrare in sala operatoria ed operare come un chirurgo dei più esperti. Come il Dottor Benton di E.R.

Ma se davanti mi trovo un contrattempo, un ritardo, uno scatto nervoso e, perché no, un sorriso inaspettato. Vado nel pallone e mi trasformo in Carter.

Più umano e più vero (come Il Pippero) ma anche più pasticcione.

Figurati poi cosa può accadere se mi presento nel luogo dell’intervista dopo otto ore di treno, con la testa malmenata da una notte insonne, la schiena a brandelli ed i vestiti malmessi.

Figurati se poi, mentre in bagno cerco di cambiarmi e di raggiungere un aspetto non dico decente ma almeno presentabile, mi arriva diretta in faccia la considerazione che da giorni mi ronzava in testa ed evitava di uscire:

“Ciccio, ti rendi conto?Stai per sederti davanti ad uno dei tuoi gruppi preferiti (uno dei nomi di spicco del pentapartito del tuo cuore musicale).Stai per intervistarli. Stai per vedere i segni delle rughe sul loro volto e le prime avvisaglie di capelli bianchi. Sei pronto per tutto questo?Sei pronto a trovarti un nuovo lavoro ad intervista finita?

Perché non credere di poter continuare a fare quello che hai sempre fatto. Dopo i R.E.M. niente sarà più così…almeno che tu non sia convinto di poter intervistare anche Gesù Cristo e quello sì che sarebbe un problema serio”

 

Nella sala delle feste del grande albergo milanese sono tutti più belli, più profumati e più professionali di me. Dopo le presentazioni di rito,  mi siedo e lascio che un po’ di scampoli di Around The Sun rendano meno insostenibile l’attesa.

Con un cenno della mano mi avvertono che il momento è arrivato. Prendo il quadernone, il registratore ed una copia di LosingToday e sono già seduto davanti un elegantissimo tavolo.

Con me ci sono quattro colleghi: tento di fare il simpatico e di parlare un po’ con tutti.

In realtà non me ne frega niente. Ma è un buon diversivo per l’ansia che si è nascosta dietro la porta con l’intento di divorarmi.

Il primo ad entrare è Peter Buck. E’ alto, questa mattina sembra quasi enorme. Si è tagliato i capelli e sta benone.

E’simpatico e disponibile. Scherza da subito con tutti. Fissa il tavolo e sceglie un posto dove sedersi.

Proprio di fronte a me.

Ed ecco che così mi ritrovo davanti l’uomo che sognavo di essere a quindici anni che mi fissa e mi guarda. Forse lo fa perché ho una faccia simpatica, forse perché ha il torcicollo e non si può girare.

Forse perché... forse era proprio così che doveva andare.

Dopo venti minuti ci avvertono che è il momento dell’ultima domanda. Peter fa una battuta su Jamelia, si alza, saluta e se ne và. Con lui si porta dietro tutti i sogni della mia adolescenza e le nottate passate ascoltando Country Feedback.

Neanche il tempo di schiacciare pause ed è già arrivato Mike Mills. Vuole conoscerci tutti uno ad uno. Spende parole per ognuno e cerca di ricordarsi i nostri nomi. Ha indosso una di quelle camice che solo Mike Mills può permettersi: una camicia che farebbe vomitare su chiunque ma che su di lui sta una meraviglia. Ti hanno riferito di lui come uno stronzo. Ed invece sta lì disponibile ed affabile.
Non perde occasione di provarci con ogni ragazza che metta piede nella sala. E questo in un certo senso fa sorridere: se penso alle foto di più di dieci anni fa, alle facce di Mills in Tour Film e nei primi video, mai avrei immaginato di vederlo così sicuro e fiero di sé. Lui che da giovane era il ritratto in carne ed ossa di Milhouse dei Simpson.

Mentre Mike si alza e fa ciao ciao con la manina, incomincio a sentirmi nuovamente emozionato ed adolescente.

Michael Stipe: l’uomo per cui metteresti a repentaglio la tua eterosessualità, l’uomo che era nella copertina del primo numero che hai comprato del tuo mensile musicale preferito, si sta per sedere davanti a te (che in questo caso saresti me ma fa più fico così).

L’uomo che era in copertina di quello stesso mensile, ormai non più mensile, nel numero in cui dentro c’era per la prima volta anche il tuo nome, a fare a spallucce con quello di colleghi più blasonati, fra un po’ non sarà più solo una foto da guardare nel booklet di un cd.

Sarà un uomo che entra nella stanza, trafelato e visibilmente scocciato.

Sarà un uomo che prende la sedia, scruta con attenzione l’etichette delle bottiglie dell’acqua, sceglie di bere quella naturale, stacca un foglietto dal blocco notes ed incomincia a parlare senza alzare mai lo sguardo, ben nascosto dietro degli enormi RayBan scuri.

Sarà un uomo che ti fisserà mentre si passa una mano sui pantaloni gessati aderenti e con l’altra perde tempo a giocare con i ciondoli che fanno capolino dalla camicia di jeans aperta.

Sarà un uomo che è un piacere stare ad ascoltare e che ha delle cose belle ed importanti da dire.

Anche se si veste di merda!


postato da: colas | 16:43 | commenti (33)

martedì, settembre 28, 2004

Bum Bum Chak

La terza volta che li vedi prendi la meraviglia e te la ficchi in tasca.

La terza volta che li vedi ti sorprendi a dover parlare di conferma e di aspettative mantenute.

Parleresti quasi di routine se avessi un po' più di coraggio, ma poi: perchè mai dovresti farlo?

Sei uscito di casa con il sonno arretrato della notte prima, un ginocchio malandato ed una voglia di incontrare persone pari allo zero.

Sei uscito di casa convinto di ritornarci subito ed invece sei rimasto dove non dovevi.

Fino a tardi a muovere il ginocchio malandato, il testone assonnato e tutti gli annessi e connessi.

Fino a tardi a fare a cazzotti con una voglia pari allo zero e renderti conto che certe persone, certi scambi di sguardi, battute e sorrisi sono ormai quasi (ho detto quasi, non incominciate a tirarvela) necessari.

Ed i !!! hanno proprio il suono che piace a te: il suono che fa una tutona turchese messa per uscire di casa come ci si mette un golfino, il suono di una gomitata in faccia mollata per sbaglio ad una ragazza con cui stavi parlando (ooops), il suono di un maiale che derapa e di un altro ancora più stronzo (di maiale) che passa il tempo a mettere foto della tua ragazza (tua di un tu immaginario) come sfondo per annunci a tema pornografico.

Il suono che ti fa ballare ancora ed ancora.

Per la terza volta

postato da: colas | 18:07 | commenti (12)

I Don't Want No MTV

Nel comunicato stampa dell'appena archiviato MTV BRAND NEW DAY POWERED BY TORA TORA! (che l'inglese è più bello assai di più e fa fico)  viene usata tre volte l'espressione indi - rock e le chitarre dei Giardini Di Mirò vengono definite: "allungate post pop".

Ed io che mi vergognavo per aver definito un disco (una volta, una sola volta... Vostro Onore) "magma psichedelico" ora mi sento meglio.

d e c i s a m e n t e!

postato da: colas | 11:36 | commenti (14)

venerdì, settembre 24, 2004

Vertigo

Il nuovo singolo degli U2 sembra punk settantasette...

oppure grunge novantadue.

Insomma, una cosa del genere:

chitarronistrofachitarroniritornellochitarronicorettochitarronisecondastrofasecondoritornellochitarronicorettodinuovoritornellodinuovocorettofine.

(a proposito: buona irlanda e buon ritorno)

Update: il nuovo singolo degli U2 sembra punk settantasette, grunge novantadue ed è scaricabile dal blog di Pompeo

postato da: colas | 11:51 | commenti (23)

giovedì, settembre 23, 2004

Nuove Abitudini

...leaving I-Pod's never easy, I saw the (screen)light fading out...

postato da: colas | 17:36 | commenti (5)

mercoledì, settembre 22, 2004

The Second Coming

Il primo passo non è mai facile, soprattutto se non hai mai camminato prima.

Bisogna prendere fiato, strabuzzare gli occhi e poi poggiare il primo piede, prendersi un attimo per respirare (ma uno solo) e fare lo stesso con il secondo.

Il secondo passo è uncazzoinculo: devi cercare di rimanere dritto, di non inciamapare.

Devi essere bravo a far vedere che sai camminare da solo.

Ci risiamo: il giornale più amato dai fan del roots - rock torna di nuovo in edicola con un numerillo che è quasi un bijou per i palati fini

LT volume due esce in questi giorni. E' un numero pensato, scritto e stampato in estate.

E' un numero perfettamente autunnale che guarda a quello che ci è successo nei mesi passati nello stesso modo in cui, una volta tornati dalla vacanze, riguardiamo le foto.

Ci sono i Pixies: il gruppo che più di tutti ha segnato i mesi vancanzieri del duemilaequattro.

Una monografia completa di cotillon

(recensioni del live, boxino celebrativo della signorina Deal, intervista/conferenza stampa esclusiva)

Ci sono gli Interpol: il m o m e n t o in cui le foglie cadono sembra proprio essere il loro.

Ci sono i Radio Dept. raccontati da chi ha fatto il possibile per portarli a suonare qui da noi (sapete di chi parlo,no?)

I Teenage Fanclub raccontati dai Teenage Fanclub.

C'è Barcellona ed il ricordo di quei giorni di fine maggio passati tra salite, discese ed ottima musica.

I Mono e gli Explosions In The Sky... così giusto per far capire di cosa parliamo quando parliamo del nostro suono.

Marvin Gaye: perchè i confini non sono mai stati così labili come ora.

La Snowdonia perchè i colori hanno sempre un verso giusto.

E poi: rubriche, recensioni ed il cd.

Che è un vero gioiellino ma non dovrei dirlo io (però se vi fate un giro qui potete farvene un'idea da soli).

Però posso dirvi che ci sono i Los Halos, i Red Worm's Farm, i Pecksniff, i Julie's Haircut, i Superoutro, Kallikak Family. gli UltraVioletMakesMeSick, gli Zu (quelli americani), i Magnus (no, non quelli del barmano) e tante altre sorpresine.

Posso dirvi che costa sette euro(s), posso dirvi che non sono pochi. Posso dirvi che sono giusti (un bimestrale - non mensile - con cd allegato li vale tutti. Cosa volete in più: una fetta di culo?).

Posso dirvi che questa volta dovrebbe essere più facile trovarci: fate un giro anche nelle librerie Feltrinelli.

Posso dire grazie a tutti i membri della famigghia LT (nessuno escluso),a Giulia che ha corretto,scritto, postato e fatto un sacco di altre cose solo per un inspiegabile cosa che non mi va di spiegare e preferisco tenermela per noi, a Pompeo che ha postato, a tutti i gruppi per aver partecipato al cd sampler rinunciando ai diritti di siae ed ai Julie's Haircut per esistere ed averci regalato un pezzo bellissimo (ed inedito) come Your Aural Shape.

Posso dire qualcos'altro?

Accattatevillo!!! (chk chk chk)

Grazie anche a Michael Stipe... per un sacco di motivi.

postato da: colas | 16:37 | commenti (26)

giovedì, settembre 16, 2004

Adios Amigos

Una volta a Piccolo Paesello di Provincia c'erano i punk.

Oddio: punk era una parola grossa. Diciamo che s'impegnavano.

Avevano tutto l'armamentario del caso: pantaloni stretti, chiodi di pelle nera ( o rossa), spille da balia, borchie, guanti....insomma tutta l'attrezzatura necessaria. Quella che compri attraverso il catalogo postale del perfetto punk... se hai culo vinci anche una bicicletta con cambio Shimano. Se ce l'hai grosso: due.

I punk di Piccolo Paesello di Provincia avevano nomi normali: Cristiano, Andrea ed Enrico. Nomi che non andavano bene.

Ed in un attimo CristianoAndreaedEnrico diventarono RattoRustyeRaskio.

Incominciarono a girare i localini con la loro sporca band. Ogni concerto era sempre uguale al precedente: Enrico...ehm.. Raskio, saliva sul palco, sputava (nomen omen) per terra ed incollava al pavimento la scaletta.

Quello era il segnale, lo starter acceso per trenta minuti di rutti, urli e chitarre distorte che suonavano come chitarre di storto.

Passano gli anni ed Andrea e Cristiano cambiano strada. Il primo ha aperto un negozio di liuteria e ogni tanto presta le sue note a qualche gruppo metal. L'unico legame con i vecchi tempi è la totale assuefazione alla coca cola, l'unica bevanda (oltre l'acqua) che sopporta.

Cristiano invece soffre della sindrome di Zelig. Non si vede da tempo, ma le notizie su di lui non mancano mai: chitarrista blues, assistente all'università nonostante abbia dato solo tre esami (!), chitarrista metal, preside di facoltà. Tutte cose probabilmente false ed allo stesso tempo potenzialmente vere.

L'ultima volta che ho visto Enrico...ehm...Raskio era su un palco con la sua nuova banda ed inveiva contro gli astanti di una piazza di un piccolo paesino vicino Piccolo Paesello di Provincia. La gente reagì male agli insulti e lo cacciarono a calci nel sedere dal palco. Non l'ho più visto.

La domenica di Pasqua di quasi tre anni fa, fu proprio lui ad annunciarmi con un messaggio notturno, diretto e senza fronzoli, la morte di Joey Ramone:

"E' morto Joey Ramone mentre gli altri festeggiano Cristo resuscitato...gente di merda".

Enrico adesso si arrabbia se lo chiami Raskio, ha una moglie ed una villetta a schiera.

Aspettano un bambino.

Oggi è morto Johnny Ramone.

Non mi è arrivato nessun sms

postato da: colas | 17:55 | commenti (22)

And I Feel (Almost) Fine

Perchè te lo insegnano fin dalla tenera età:

è il risultato quello che conta.

E poco importa se il percorso fatto per arrivare fin lì sia stato segnato da treni in ritardo, autobus che non vogliono passare e quattordicieuropuntonovantanovecentesimi per sei chilometri di taxi.Quello che conta è il risultato.

Ed il risultato è lì, poggiato sul tavolo, enorme, di una stanza bianca e poco confortevole.

Prima di sedere e schiacciare il tasto play ti fanno firmare un foglio di carta:

"Io sottoscritto GuardaScarpe dichiaro che non utilizzerò il materiale di questo pre ascolto per fini e testate diverse da quelle pattuite".

Firmo e controfirmo.

Non vi racconterò, quindi, che quando ho pigiato finalmente il tasto giusto e le prime note del primo singolo del nuovo album degli O.F.N. (dai, gli O.F.N., quel gruppo che prima erano in quattro e poi in tre e che ha il cantante calvo, il bassista nerd ed il chitarrista brutto...come fai a non conoscerli?) si sono diffuse nella stanza, il mio sguardo ha incominciato a scrutare il muro in cerca di un punto di riferimento.

Qualcosa da fissare nei momenti di difficoltà, qualcosa che non ti distragga troppo ma che allo stesso tempo ti faccia sentire a casa. Qualcosa di diverso dai dischi d'oro e platino che riempiono questa stanza. Qualcosa che non sia Ligabue o Pausini, Pausini o Ligabue.

Qualcosa come il disco di platino di Jamie Walters. Che se non ve lo ricordate è forse solo perchè qualcuno negli anni novanta vi ha chiuso nel bagagliaio di una panda ( dai, Jamie Walters! Quello di Beverly Hills, quello che stava con Donna ma dato che lei non si concedeva lui non sapeva cosa fare e per questo impazziva e diventava violento...lui!)

Ed intanto c'è già la traccia numero due: inizia che sembra Electrolite ed infatti ha anche il nome simile. Il pianoforte viene quasi subito affossato da una batteria elettronica che sembra fatta con una tastierina comprata alla standa...poi arrivano le chitarre ed il pezzo si apre. Dopo solo tre minuti ho la sensazione di essere fermo lì da un'eternità...e mi sposto.

La traccia numero tre ha la stessa batteria e le stesse tastiere di un pezzo che sentivo sempre al mare quando ero bambino.

La Colegiala, credo si chiamasse così. E sul muro non c'è neanche una foto delle Lollipop e di Bruno Cuomo. Sul muro non c'è niente...nel disco spunta un rapper. Come in Radio Song. Irritante allo stesso modo. Appunto.

Ripete continuamente "I'm not afraid" e se non lo sei tu, caro mio rapper, figurati io.

E siamo alla quarta: la voce diventa un sussurro. Il piano accompagna un ritornello che apre ed invoca Gesù Cristo. La testa dondola... e sono già cinque.

E questa quì già la conoscevi. Te la ricordi come l'avevi sentita dal vivo. E ti sembra meglio. Molto meglio.

Le chitarre suonano di un sapore tex mex che rimanda a quando le nuove avventure le facevi ad alta fedeltà.

Il testo cita l'America, la pace e la guerra. Come molti altri testi in questo disco. Ed è giusto così.

Perchè c'è poco da fare: passiamo ogni giorno a ricordarci che finchè in TV passeranno serial come 24, i tuoi faranno il vino in casa ed in giro continueranno ad esserci sempre donne pisellabili*, il mondo non sarà mai la schifezza che vogliono farci credere. Ed invece lo è. Ed è giusto cantarlo.

Ed ecco che la sei, sette,otto e nove ti passano a fianco e sfrecciano via veloci. In una la voce è talmente tenera che sembra che il cantante calvo sia lì vicino a te e ti stia cantando in uno orecchio, in un'altra ti sembra quasi di sentire per un secondo, un secondo solo, Phil Spector che arrangia gli archi dei Polyphonic Spree, in quella dopo potrebbe andare tutto bene, ma poi arriva una batteria che non capisci perchè sia stata messa lì così e ti viene da rimpiangere il quarto che non c'è più. Quello con i ciglioni folti. Nel finale si trasforma in una simil Sweet Home Alabama e questo fa sì che il pezzo seguente sia quasi una finestra aperta dopo giorni (tre?) di sequestro in una soffitta.

La dieci inzia con dei feedback. Quelli giusti messi lì apposta per illudere. Ed infatti illude: è una ballata. Un 'altra. La decima su dieci canzoni. Con la stessa elettronica che sembra un plug-in di Pro Tools ad imperversare, proprio come nelle altre. L'assolo invece è di tutt'altra pasta. E' latino. Ma non è Santana. Grazie a Zio.

Poi c'è la undici che reveala la solita classe e la solita eleganza. Ma niente di più. Come un compitino ben eseguito giusto per dare piacere alla maestra (un compitino da sette più, comunque).

Il pezzo seguente (dodici) gioca con il soul. E sa di anima vera e mani sporcate nella terra. Peccato per qualche falsetto di troppo. Ma già la s'immagina passata dalle radio ed arricchita di un videoclip. Potrebbe fare la sua figura. E la farà. Sicuro.

E poi arriva la fine (tredici) che è una e bina: title track e canzone di chiusura, tanto per rendere tributo al famoso detto detto dei piccioni e della fava. C'è la chitarra acustica e ci sono i cori che fanno tanto ragazzi spiaggia e che a noi piacciono tanto. Quando il pezzo finisce parte un outro che sembra il provino della canzone lasciato scorrere sotto la traccia originale. E' sgarrupata ma dolce, sporca ma fresca. Quello che questo disco sarebbe potuto essere ed invece non è.

Niente di tragico, la tragedia non esiste quando si parla degli O.F.N., ma neanche niente di realmente coinvolgente ed irresistibile.

Ma forse è solo colpa nostra.Siamo noi quelli che dai gruppi che amano si aspettano sempre il numero d'eccellenza anche quando, ormai, il numero d'eccellenza non è più alla portata. Neanche Michael Jordan a fine carriera era più lo stesso di un tempo.

Ci aspettiamo sempre troppo... e sbagliamo.

D'altronde questi sono gli O.F.N. e va bene così. Loro vanno bene così.

*La categoria Donne Pisellabili (perdonate la volgarità dell'espressione) è da intendersi come la variante al maschile dei Manzissimi diM.P. e dei Materassabili di G.B.

Esempio di Donna Pisellabile: Scarlett Joahnson

postato da: colas | 02:05 | commenti (14)

martedì, settembre 14, 2004

Gli Italiani Lo Fanno Meglio

... o comunque lo fanno e questa non mi sembra affatto una cosa da poco!

Ok, scusatemi, abbandono subito il campo stile spot Mentàl: "Io ce l'ho profumato" e mi reco dritto e puntuale (come un Di Canio qualsiasi, verso il dischetto di rigore) al punto della situazione.

Punto che poi non è un punto solo , ma una serie infinita e complicata di puntini che se li unisci tutti forse ti appare il disegnino della Pimpa...forse no.

Si parla di musica e di come con internet sia tutto nuovo e cambiato.

Si parla di tecnologia e di come sia possibile creare con questa canzoni e divertirsi con quelle degli altri.

Ok Ok, sto parlando di bastard pop. E lo so che questo qui è un pezzo che non è più cool come argomento (però, forse, se dico mash up...forse), ma vi giuro che questa cosa è a dir poco geniale.

Il primo vero e propio album di bastard pop (mash up, scusate) dedicato interamente alla musica italiana.

Celentano, Cutugno, I Cugini Di Campagna, Little Tony miscelati con gente del calibro di Cure, Manu Chao, Radiohead e Strokes.

Da non perdere e da scaricare. Qui, per la precisione.

(Grazie a Giulia per la segnalazione, i ricchi premi ed il cotillon)

postato da: colas | 23:16 | commenti (11)

lunedì, settembre 13, 2004

Pensavi Fosse Un Proctologo Ma Invece Era Un Blog

Ovvero il segnale più evidente che un blog è in piena crisi creativa.

Per la serie: se lo fanno tutti gli altri posso farlo anche io...

IL POST SUI REFERRER!

Negli ultimi giorni sono transitati in questo umile loco persone alla ricerca di:

"Acconciature con toupè" (Saranno membri del governo?)

"Ammore, ammore, ammore mon amour - Apicella cd" ( Ebbene sì: sono proprio membri del governo!)

"Enrico Beruschi" (E aluraaaaaaaaaa!!!!!!)

"Come cazzo posso andare in Urbino?" (Questa la so: con un pallone aereostatico!)

"Come sono fatte le piattole?" (cazzo... si è già sparsa la voce che faccio la collezione!)

"Fica ad Alatri" (Se la trovo ti faccio sapere)

"L'arte del pompino a Bologna" (Eh sì: sarebbe da scriverci un saggio)

"Radio Ciccio Riccio cugina" (???)

"Tina Cipollari tette" (Cos'è: un film horror?)

...ed ora il capolavoro assoluto:

caro lettore che sei venuto qui alla ricerca di "Gnomi delle mutande" puoi spiegarmi di cosa si tratta?
Sono molto interessato ad apprendere. Giuro.

Update: nonostante tutto il mio refferer più bello rimane sempre: "Urbani pene modificato".

Mah!!!


postato da: colas | 00:47 | commenti (19)

venerdì, settembre 10, 2004

Obsesion

(scritto così come gli Aventura)


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Giusto per continuare a tremare...

(toogle)

























































postato da: colas | 10:45 | commenti (8)

mercoledì, settembre 08, 2004

Lui Solo Lo Avrà in Budello e gli Altri in Finto Bueeeeeeeee

(dalle bor7 alle tracolle ai BORSELLI)

Gentili signorine e signorini all'ascolto, se siete di quelli che spesso e volentieri mettono il naso tra le pagine pixellose e zuzzurellone (da quanto tempo volevo scriverlo: facciamo una web campaign per il rilancio della parola zuzzurellone!) di questo coacervo di stronzate che la stampa specializzata si ostina a definire blog (peggio: indieblog), vi ricorderete con affetto la guida ed il campionario di umane nefandezze (e non solo) racchiusa sotto il nome di Tracolle.

Vabbè, se non ve lo ricordate potete sempre battere tre volte i tacchi e finire nella Kansas City dei Permalink.

Cioè qui (ed anche qui)

Dopo la pubblicazione del Manuale Di Conversazione, le Tracolle sono diventate un termine di uso comune nel fantomatico mondo bloggarolo e non solo.

Il simpatico autore, invece di monetizzare e di andare al MaurizioCostanzoShow ad occupare la sedia vicino a quelle del Generale e di Raffaele Morelli perseguendo l'ingrato compito di assurgere al ruolo di nuovo Professor Zecchi, si è subito messo al lavoro pensando ad una nuova branca (ma non quella di Labranca).

Se le Tracolle sono spesso figlie di Bor7, altrettanto spesso saranno cugini dei Borselli.

Lo so che detto così sembra tipo che uno più uno fa tre e non vuol dire molto, ma...seguitemi:

nella catena evolutiva che separa le Bor7 dalle nostre Tracollissime mancava un ultimo anello.

L'anello che fosse in grado di stringere e di racchiudere parti degli estremi delle due categorie.

Uno strano mostro a tre teste che per comodità e cortesia chiameremo BORSELLO.

Il Borsello vive e si muove in ambienti da BOR7 ma ne rifiuta la pochezza e la sciatteria culturale.

I suoi interessi sarebbero molto più simili a quelli di una Tracolla ma una strana ondata di snobismo di ritorno fa sì che il nostro non si schieri prendendo le distanze da tutti e due gli schieramenti.

Per intenderci: il Borsello non ha niente contro il nuovo libro della Mazzantini, ma per giustificarne l'acquisto si difende così:" La Mazzantini è una scrittrice tanto al chilo. Però l'ha scoperta Aristide Pomponazzi, mio grande amico e straordinario editor. Lui non può essersi sbagliato. Io la compro solo per affetto verso Aristide".

Il Borsello non compra le riviste musicali specializzate ma non si perde un numero di Vanity Fair ed è un fiero collezionista della rubrica musicale di Angelo Acquaro sul Venerdì di Repubblica.

Il Borsello ha un 'insana passione per certa musica di consumo ma temendo il giudizio negativo dei Komeinisti dell'Underground (ebbene sì: Le Tracolle) cerca di addurre strane motivazioni: "Il disco dei Maroon 5 è una bomba...alla faccia di tutti quelli che lo snobberanno perchè non è nello scaffale indie".

Il Borsello ama gettarsi a capofitto nell'osannare gruppi come N.E.R.D. e Kings Of Convenience, affrontando la materia con il piglio del pioniere e dello scopritore. Peccato che lo faccia sempre per band o dischi che gli altri hanno già riposto in un cassetto sei mesi prima e la canzone che lui/lei descrive come "tormentone dell'anno" è già passata nel dimenticatoio. Sostituita magari dal remix D.F.A. della stessa.

Il Borsello ha opinioni politiche che variano sensibilmente dalla potenza acquisita dall'amico con le mani in pasta di turno.

I Borselli vivono bene in qualsiasi ambiente. Preferiscono però le serate salottiere in compagnia di gente giusta e dei rampanti di ogni età.

Si muovono sempre in gruppo e non degnano di uno sguardo chi non è della loro stessa casta.

Il Borsello è quasi sempre uno introdotto che fa lavori creativi e danarosi. Per questo è odiato dalle Tracolle che vorrebbero prenderne il posto

I Borselli vanno alla Mostra Del Cinema di Venezia. Fischiano il film di Placido alla proiezione stampa ma poi ne scrivono una rivalutazione sentita e trasportata sui loro blog. Non si sa mai che a qualcuno girino i maroni.

Quando un Borsello sceglie un nemico, tutti gli altri Borselli fanno cerchio e si dedicano alla demolizione di quest'ultimo (ora è il turno di Michael Mago Pancione Moore).

I Borselli hanno blog da cui linkano solo i blog di altri Borselli.

I Borselli sono tra noi. Anche il tuo migliore amico potrebbe essere uno di loro...tatatatà!!!!!!!!!!!!

postato da: colas | 19:40 | commenti (32)

martedì, settembre 07, 2004

Escusatio Non Petita

Questo blog mette le mani avanti e chiede scusa se nei prossimi giorni (quattordici per la precisione) la parola R.E.M. sarà usata con più enfasi del solito.

Robe di mete professionali e di sogni d'adolescente...

Posso dire che mi tremano le gambe?

postato da: colas | 15:22 | commenti (20)

venerdì, settembre 03, 2004

Le Cose Che Bisogna Sapere

Un regalino a tutti gli amanti del Dj Albertino (argh!) e delle lingue straniere in generale:

i 47 significati della parola Biatch!!!!!!!!

(grazie al Paso per la segnalazione)

Secondo voi varranno anche per le statue?

update: guardando il tipo a sinistra (nella foto con la statua) ho capito cosa fa Enrico Silvestrin quando non lavora...

postato da: colas | 09:48 | commenti (7)

mercoledì, settembre 01, 2004

We Want Moore

Caro Blog,

oggi ho fatto una cosa illegale: ho comprato il mio primo DVD pirata.

Chè io sono stato sempre contro quelli che spendono dieci euro per un DVD malandato e poco funzionante (mentre il cinema costa di meno) che tanto poi lo vedono una volta sola e lo buttano nel cestino.

Però non ho tempo (sono uno impegnato io, caro blog ) e se non facevo così rischiavo di non poter vedere questo film.

Si chiama Fahrenheit 9/11... come un profumo ma con il numero dalla polizia affianco.

Che se era un film italiano magari si chiamava: Acqua di Giò 1/12.

Appena messo il DVD nel lettore appare la faccia di Urbani che avverte:

"Avete solo cinque minuti per levare questo supporto e bruciarlo, altrimenti il demonio si manifesterà a casa vostra!"

Ed infatti:

neanche cinque minuti ed il demonio appare. E' seduto su una scrivania ed ha dietro una bandiera a righe bianche e rosse ed un disegnino che sembra la pubblicità dei Pan Di Stelle.

Ha la faccia da intelligente... ma non ha le corna.

E ti credo!!! Questo non è un film su Hillary Clinton, questo è un film su Dabliù.

Dabliù divenne famoso nella prima metà degli anni '90 grazie alla cover di Please Don't Go.

Ma mica famoso poco...parecchio famoso!
Pensate che era ospite fisso di Non E' La Rai e pure Fiorello ci ha fatto la cover.

Comunque: Dabliù era tanto famoso ma quando la dance anni novanta è passata di moda ha smesso di essere invitato alle trasmissioni televisive ed è caduto in depressione.

E' riuscito a rilanciarsi solo nel duemilaeuno quando Claudio Cecchetto lo convinse a candidarsi come presidente degli Stati Uniti.

Lui si candidò e vinse.

Il film parla di quando Dabliù ha dovuto affrontare la grande sciagura dell' undici settembre.

L'undici settembre è nato il mio amico Daniele, figlio di Mimmo.

Daniele deve aver fatto talmente incazzare i mussulmani che per festeggiare il suo compleanno hanno buttato giù un paio di torri. In America.

Dabliù, da buon presidente, si fece girare tantissimo le palle e prese la decisione di vendicarsi dichiarando guerra all' Iraq.

Caro Blog, a me questo film è piaciuto tanto anche se non sono riuscito a capire perchè Dabliù se l'è presa tanto con Saddam Hussein.

Daniele è nato a Roma ed ha la residenza a Ronciglione.

Che cazzo c'entravano gli iracheni???

Boh


postato da: colas | 20:38 | commenti (12)

Confusion Is Secz

" Che poi, non credo proprio che se fossi uomo sarei in grado di provare piacere per una cos..."

"... Emiliano, non so come dirtelo: TU SEI UN UOMO!"

"Ah, cazzo... hai ragione! E' che ogni tanto mi passa di mente. Dici che devo farmi un nodo così me lo ricordo?"

postato da: colas | 01:44 | commenti (11)