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mercoledì, settembre 29, 2004 In Bed With R.E.M. Milano
Certe cose prima di raccontarle bisogna che le lasci un po’ a macerare. Bisogna permettere alle sensazioni di trasformarsi in ricordi, far si che le emozioni diventino aneddoti da sfoderare nei momenti opportuni... Bisogna prendere l’evento e riuscire a staccarsi, a metterlo in un cassetto e riaprirlo solo quando serve. In maniera fredda e matura. “Mamma, ti rendi conto: vado ad intervistare i R.E.M?” “E allora, fai il giornalista. Dovrebbe essere una cosa normale, no?” No. Non è mai normale. Niente lo è. Soprattutto le interviste. Soprattutto se tendenzialmente sei una persona timida ed impacciata che riesce a fatica a non farsi influenzare dagli eventi esterni. Posso essere freddo e spietato: entrare in sala operatoria ed operare come un chirurgo dei più esperti. Come il Dottor Benton di E.R. Ma se davanti mi trovo un contrattempo, un ritardo, uno scatto nervoso e, perché no, un sorriso inaspettato. Vado nel pallone e mi trasformo in Carter. Più umano e più vero (come Il Pippero) ma anche più pasticcione. Figurati poi cosa può accadere se mi presento nel luogo dell’intervista dopo otto ore di treno, con la testa malmenata da una notte insonne, la schiena a brandelli ed i vestiti malmessi. Figurati se poi, mentre in bagno cerco di cambiarmi e di raggiungere un aspetto non dico decente ma almeno presentabile, mi arriva diretta in faccia la considerazione che da giorni mi ronzava in testa ed evitava di uscire: “Ciccio, ti rendi conto?Stai per sederti davanti ad uno dei tuoi gruppi preferiti (uno dei nomi di spicco del pentapartito del tuo cuore musicale).Stai per intervistarli. Stai per vedere i segni delle rughe sul loro volto e le prime avvisaglie di capelli bianchi. Sei pronto per tutto questo?Sei pronto a trovarti un nuovo lavoro ad intervista finita? Perché non credere di poter continuare a fare quello che hai sempre fatto. Dopo i R.E.M. niente sarà più così…almeno che tu non sia convinto di poter intervistare anche Gesù Cristo e quello sì che sarebbe un problema serio” Nella sala delle feste del grande albergo milanese sono tutti più belli, più profumati e più professionali di me. Dopo le presentazioni di rito, mi siedo e lascio che un po’ di scampoli di Around The Sun rendano meno insostenibile l’attesa. Con un cenno della mano mi avvertono che il momento è arrivato. Prendo il quadernone, il registratore ed una copia di LosingToday e sono già seduto davanti un elegantissimo tavolo. Con me ci sono quattro colleghi: tento di fare il simpatico e di parlare un po’ con tutti. In realtà non me ne frega niente. Ma è un buon diversivo per l’ansia che si è nascosta dietro la porta con l’intento di divorarmi. Il primo ad entrare è Peter Buck. E’ alto, questa mattina sembra quasi enorme. Si è tagliato i capelli e sta benone. E’simpatico e disponibile. Scherza da subito con tutti. Fissa il tavolo e sceglie un posto dove sedersi. Proprio di fronte a me. Ed ecco che così mi ritrovo davanti l’uomo che sognavo di essere a quindici anni che mi fissa e mi guarda. Forse lo fa perché ho una faccia simpatica, forse perché ha il torcicollo e non si può girare. Forse perché... forse era proprio così che doveva andare. Dopo venti minuti ci avvertono che è il momento dell’ultima domanda. Peter fa una battuta su Jamelia, si alza, saluta e se ne và. Con lui si porta dietro tutti i sogni della mia adolescenza e le nottate passate ascoltando Country Feedback. Neanche il tempo di schiacciare pause ed è già arrivato Mike Mills. Vuole conoscerci tutti uno ad uno. Spende parole per ognuno e cerca di ricordarsi i nostri nomi. Ha indosso una di quelle camice che solo Mike Mills può permettersi: una camicia che farebbe vomitare su chiunque ma che su di lui sta una meraviglia. Ti hanno riferito di lui come uno stronzo. Ed invece sta lì disponibile ed affabile. Mentre Mike si alza e fa ciao ciao con la manina, incomincio a sentirmi nuovamente emozionato ed adolescente. Michael Stipe: l’uomo per cui metteresti a repentaglio la tua eterosessualità, l’uomo che era nella copertina del primo numero che hai comprato del tuo mensile musicale preferito, si sta per sedere davanti a te (che in questo caso saresti me ma fa più fico così). L’uomo che era in copertina di quello stesso mensile, ormai non più mensile, nel numero in cui dentro c’era per la prima volta anche il tuo nome, a fare a spallucce con quello di colleghi più blasonati, fra un po’ non sarà più solo una foto da guardare nel booklet di un cd. Sarà un uomo che entra nella stanza, trafelato e visibilmente scocciato. Sarà un uomo che prende la sedia, scruta con attenzione l’etichette delle bottiglie dell’acqua, sceglie di bere quella naturale, stacca un foglietto dal blocco notes ed incomincia a parlare senza alzare mai lo sguardo, ben nascosto dietro degli enormi RayBan scuri. Sarà un uomo che ti fisserà mentre si passa una mano sui pantaloni gessati aderenti e con l’altra perde tempo a giocare con i ciondoli che fanno capolino dalla camicia di jeans aperta. Sarà un uomo che è un piacere stare ad ascoltare e che ha delle cose belle ed importanti da dire. Anche se si veste di merda! postato da: colas | 16:43 | commenti (33) martedì, settembre 28, 2004 Bum Bum Chak
La terza volta che li vedi prendi la meraviglia e te la ficchi in tasca. La terza volta che li vedi ti sorprendi a dover parlare di conferma e di aspettative mantenute. Parleresti quasi di routine se avessi un po' più di coraggio, ma poi: perchè mai dovresti farlo? Sei uscito di casa con il sonno arretrato della notte prima, un ginocchio malandato ed una voglia di incontrare persone pari allo zero. Sei uscito di casa convinto di ritornarci subito ed invece sei rimasto dove non dovevi. Fino a tardi a muovere il ginocchio malandato, il testone assonnato e tutti gli annessi e connessi. Fino a tardi a fare a cazzotti con una voglia pari allo zero e renderti conto che certe persone, certi scambi di sguardi, battute e sorrisi sono ormai quasi (ho detto quasi, non incominciate a tirarvela) necessari. Ed i !!! hanno proprio il suono che piace a te: il suono che fa una tutona turchese messa per uscire di casa come ci si mette un golfino, il suono di una gomitata in faccia mollata per sbaglio ad una ragazza con cui stavi parlando (ooops), il suono di un maiale che derapa e di un altro ancora più stronzo (di maiale) che passa il tempo a mettere foto della tua ragazza (tua di un tu immaginario) come sfondo per annunci a tema pornografico. Il suono che ti fa ballare ancora ed ancora. Per la terza volta postato da: colas | 18:07 | commenti (12) I Don't Want No MTV Nel comunicato stampa dell'appena archiviato MTV BRAND NEW DAY POWERED BY TORA TORA! (che l'inglese è più bello assai di più e fa fico) viene usata tre volte l'espressione indi - rock e le chitarre dei Giardini Di Mirò vengono definite: "allungate post pop". Ed io che mi vergognavo per aver definito un disco (una volta, una sola volta... Vostro Onore) "magma psichedelico" ora mi sento meglio. d e c i s a m e n t e! postato da: colas | 11:36 | commenti (14) venerdì, settembre 24, 2004 Vertigo Il nuovo singolo degli U2 sembra punk settantasette... oppure grunge novantadue. Insomma, una cosa del genere: chitarronistrofachitarroniritornellochitarronicorettochitarronisecondastrofasecondoritornellochitarronicorettodinuovoritornellodinuovocorettofine. (a proposito: buona irlanda e buon ritorno) Update: il nuovo singolo degli U2 sembra punk settantasette, grunge novantadue ed è scaricabile dal blog di Pompeo postato da: colas | 11:51 | commenti (23) giovedì, settembre 23, 2004 Nuove Abitudini ...leaving I-Pod's never easy, I saw the (screen)light fading out... postato da: colas | 17:36 | commenti (5) mercoledì, settembre 22, 2004 The Second Coming Il primo passo non è mai facile, soprattutto se non hai mai camminato prima. Bisogna prendere fiato, strabuzzare gli occhi e poi poggiare il primo piede, prendersi un attimo per respirare (ma uno solo) e fare lo stesso con il secondo. Il secondo passo è uncazzoinculo: devi cercare di rimanere dritto, di non inciamapare. Devi essere bravo a far vedere che sai camminare da solo.
Ci risiamo: il giornale più amato dai fan del roots - rock torna di nuovo in edicola con un numerillo che è quasi un bijou per i palati fini
LT volume due esce in questi giorni. E' un numero pensato, scritto e stampato in estate. E' un numero perfettamente autunnale che guarda a quello che ci è successo nei mesi passati nello stesso modo in cui, una volta tornati dalla vacanze, riguardiamo le foto. Ci sono i Pixies: il gruppo che più di tutti ha segnato i mesi vancanzieri del duemilaequattro. Una monografia completa di cotillon (recensioni del live, boxino celebrativo della signorina Deal, intervista/conferenza stampa esclusiva) Ci sono gli Interpol: il m o m e n t o in cui le foglie cadono sembra proprio essere il loro. Ci sono i Radio Dept. raccontati da chi ha fatto il possibile per portarli a suonare qui da noi (sapete di chi parlo,no?) I Teenage Fanclub raccontati dai Teenage Fanclub. C'è Barcellona ed il ricordo di quei giorni di fine maggio passati tra salite, discese ed ottima musica. I Mono e gli Explosions In The Sky... così giusto per far capire di cosa parliamo quando parliamo del nostro suono. Marvin Gaye: perchè i confini non sono mai stati così labili come ora. La Snowdonia perchè i colori hanno sempre un verso giusto. E poi: rubriche, recensioni ed il cd. Che è un vero gioiellino ma non dovrei dirlo io (però se vi fate un giro qui potete farvene un'idea da soli). Però posso dirvi che ci sono i Los Halos, i Red Worm's Farm, i Pecksniff, i Julie's Haircut, i Superoutro, Kallikak Family. gli UltraVioletMakesMeSick, gli Zu (quelli americani), i Magnus (no, non quelli del barmano) e tante altre sorpresine. Posso dirvi che costa sette euro(s), posso dirvi che non sono pochi. Posso dirvi che sono giusti (un bimestrale - non mensile - con cd allegato li vale tutti. Cosa volete in più: una fetta di culo?). Posso dirvi che questa volta dovrebbe essere più facile trovarci: fate un giro anche nelle librerie Feltrinelli. Posso dire grazie a tutti i membri della famigghia LT (nessuno escluso),a Giulia che ha corretto,scritto, postato e fatto un sacco di altre cose solo per un inspiegabile cosa che non mi va di spiegare e preferisco tenermela per noi, a Pompeo che ha postato, a tutti i gruppi per aver partecipato al cd sampler rinunciando ai diritti di siae ed ai Julie's Haircut per esistere ed averci regalato un pezzo bellissimo (ed inedito) come Your Aural Shape. Posso dire qualcos'altro? Accattatevillo!!! (chk chk chk) Grazie anche a Michael Stipe... per un sacco di motivi. postato da: colas | 16:37 | commenti (26) giovedì, settembre 16, 2004 Adios Amigos Una volta a Piccolo Paesello di Provincia c'erano i punk. Oddio: punk era una parola grossa. Diciamo che s'impegnavano. Avevano tutto l'armamentario del caso: pantaloni stretti, chiodi di pelle nera ( o rossa), spille da balia, borchie, guanti....insomma tutta l'attrezzatura necessaria. Quella che compri attraverso il catalogo postale del perfetto punk... se hai culo vinci anche una bicicletta con cambio Shimano. Se ce l'hai grosso: due. I punk di Piccolo Paesello di Provincia avevano nomi normali: Cristiano, Andrea ed Enrico. Nomi che non andavano bene. Ed in un attimo CristianoAndreaedEnrico diventarono RattoRustyeRaskio. Incominciarono a girare i localini con la loro sporca band. Ogni concerto era sempre uguale al precedente: Enrico...ehm.. Raskio, saliva sul palco, sputava (nomen omen) per terra ed incollava al pavimento la scaletta. Quello era il segnale, lo starter acceso per trenta minuti di rutti, urli e chitarre distorte che suonavano come chitarre di storto. Passano gli anni ed Andrea e Cristiano cambiano strada. Il primo ha aperto un negozio di liuteria e ogni tanto presta le sue note a qualche gruppo metal. L'unico legame con i vecchi tempi è la totale assuefazione alla coca cola, l'unica bevanda (oltre l'acqua) che sopporta. Cristiano invece soffre della sindrome di Zelig. Non si vede da tempo, ma le notizie su di lui non mancano mai: chitarrista blues, assistente all'università nonostante abbia dato solo tre esami (!), chitarrista metal, preside di facoltà. Tutte cose probabilmente false ed allo stesso tempo potenzialmente vere. L'ultima volta che ho visto Enrico...ehm...Raskio era su un palco con la sua nuova banda ed inveiva contro gli astanti di una piazza di un piccolo paesino vicino Piccolo Paesello di Provincia. La gente reagì male agli insulti e lo cacciarono a calci nel sedere dal palco. Non l'ho più visto. La domenica di Pasqua di quasi tre anni fa, fu proprio lui ad annunciarmi con un messaggio notturno, diretto e senza fronzoli, la morte di Joey Ramone: "E' morto Joey Ramone mentre gli altri festeggiano Cristo resuscitato...gente di merda". Enrico adesso si arrabbia se lo chiami Raskio, ha una moglie ed una villetta a schiera. Aspettano un bambino. Oggi è morto Johnny Ramone. Non mi è arrivato nessun sms postato da: colas | 17:55 | commenti (22) And I Feel (Almost) Fine Perchè te lo insegnano fin dalla tenera età: è il risultato quello che conta. E poco importa se il percorso fatto per arrivare fin lì sia stato segnato da treni in ritardo, autobus che non vogliono passare e quattordicieuropuntonovantanovecentesimi per sei chilometri di taxi.Quello che conta è il risultato. Ed il risultato è lì, poggiato sul tavolo, enorme, di una stanza bianca e poco confortevole. Prima di sedere e schiacciare il tasto play ti fanno firmare un foglio di carta: "Io sottoscritto GuardaScarpe dichiaro che non utilizzerò il materiale di questo pre ascolto per fini e testate diverse da quelle pattuite". Firmo e controfirmo. Non vi racconterò, quindi, che quando ho pigiato finalmente il tasto giusto e le prime note del primo singolo del nuovo album degli O.F.N. (dai, gli O.F.N., quel gruppo che prima erano in quattro e poi in tre e che ha il cantante calvo, il bassista nerd ed il chitarrista brutto...come fai a non conoscerli?) si sono diffuse nella stanza, il mio sguardo ha incominciato a scrutare il muro in cerca di un punto di riferimento. Qualcosa da fissare nei momenti di difficoltà, qualcosa che non ti distragga troppo ma che allo stesso tempo ti faccia sentire a casa. Qualcosa di diverso dai dischi d'oro e platino che riempiono questa stanza. Qualcosa che non sia Ligabue o Pausini, Pausini o Ligabue. Qualcosa come il disco di platino di Jamie Walters. Che se non ve lo ricordate è forse solo perchè qualcuno negli anni novanta vi ha chiuso nel bagagliaio di una panda ( dai, Jamie Walters! Quello di Beverly Hills, quello che stava con Donna ma dato che lei non si concedeva lui non sapeva cosa fare e per questo impazziva e diventava violento...lui!) Ed intanto c'è già la traccia numero due: inizia che sembra Electrolite ed infatti ha anche il nome simile. Il pianoforte viene quasi subito affossato da una batteria elettronica che sembra fatta con una tastierina comprata alla standa...poi arrivano le chitarre ed il pezzo si apre. Dopo solo tre minuti ho la sensazione di essere fermo lì da un'eternità...e mi sposto. La traccia numero tre ha la stessa batteria e le stesse tastiere di un pezzo che sentivo sempre al mare quando ero bambino. La Colegiala, credo si chiamasse così. E sul muro non c'è neanche una foto delle Lollipop e di Bruno Cuomo. Sul muro non c'è niente...nel disco spunta un rapper. Come in Radio Song. Irritante allo stesso modo. Appunto. Ripete continuamente "I'm not afraid" e se non lo sei tu, caro mio rapper, figurati io. E siamo alla quarta: la voce diventa un sussurro. Il piano accompagna un ritornello che apre ed invoca Gesù Cristo. La testa dondola... e sono già cinque. E questa quì già la conoscevi. Te la ricordi come l'avevi sentita dal vivo. E ti sembra meglio. Molto meglio. Le chitarre suonano di un sapore tex mex che rimanda a quando le nuove avventure le facevi ad alta fedeltà. Il testo cita l'America, la pace e la guerra. Come molti altri testi in questo disco. Ed è giusto così. Perchè c'è poco da fare: passiamo ogni giorno a ricordarci che finchè in TV passeranno serial come 24, i tuoi faranno il vino in casa ed in giro continueranno ad esserci sempre donne pisellabili*, il mondo non sarà mai la schifezza che vogliono farci credere. Ed invece lo è. Ed è giusto cantarlo. Ed ecco che la sei, sette,otto e nove ti passano a fianco e sfrecciano via veloci. In una la voce è talmente tenera che sembra che il cantante calvo sia lì vicino a te e ti stia cantando in uno orecchio, in un'altra ti sembra quasi di sentire per un secondo, un secondo solo, Phil Spector che arrangia gli archi dei Polyphonic Spree, in quella dopo potrebbe andare tutto bene, ma poi arriva una batteria che non capisci perchè sia stata messa lì così e ti viene da rimpiangere il quarto che non c'è più. Quello con i ciglioni folti. Nel finale si trasforma in una simil Sweet Home Alabama e questo fa sì che il pezzo seguente sia quasi una finestra aperta dopo giorni (tre?) di sequestro in una soffitta. La dieci inzia con dei feedback. Quelli giusti messi lì apposta per illudere. Ed infatti illude: è una ballata. Un 'altra. La decima su dieci canzoni. Con la stessa elettronica che sembra un plug-in di Pro Tools ad imperversare, proprio come nelle altre. L'assolo invece è di tutt'altra pasta. E' latino. Ma non è Santana. Grazie a Zio. Poi c'è la undici che reveala la solita classe e la solita eleganza. Ma niente di più. Come un compitino ben eseguito giusto per dare piacere alla maestra (un compitino da sette più, comunque). Il pezzo seguente (dodici) gioca con il soul. E sa di anima vera e mani sporcate nella terra. Peccato per qualche falsetto di troppo. Ma già la s'immagina passata dalle radio ed arricchita di un videoclip. Potrebbe fare la sua figura. E la farà. Sicuro. E poi arriva la fine (tredici) che è una e bina: title track e canzone di chiusura, tanto per rendere tributo al famoso detto detto dei piccioni e della fava. C'è la chitarra acustica e ci sono i cori che fanno tanto ragazzi spiaggia e che a noi piacciono tanto. Quando il pezzo finisce parte un outro che sembra il provino della canzone lasciato scorrere sotto la traccia originale. E' sgarrupata ma dolce, sporca ma fresca. Quello che questo disco sarebbe potuto essere ed invece non è. Niente di tragico, la tragedia non esiste quando si parla degli O.F.N., ma neanche niente di realmente coinvolgente ed irresistibile. Ma forse è solo colpa nostra.Siamo noi quelli che dai gruppi che amano si aspettano sempre il numero d'eccellenza anche quando, ormai, il numero d'eccellenza non è più alla portata. Neanche Michael Jordan a fine carriera era più lo stesso di un tempo. Ci aspettiamo sempre troppo... e sbagliamo. D'altronde questi sono gli O.F.N. e va bene così. Loro vanno bene così. *La categoria Donne Pisellabili (perdonate la volgarità dell'espressione) è da intendersi come la variante al maschile dei Manzissimi diM.P. e dei Materassabili di G.B. Esempio di Donna Pisellabile: Scarlett Joahnson postato da: colas | 02:05 | commenti (14) martedì, settembre 14, 2004 Gli Italiani Lo Fanno Meglio
... o comunque lo fanno e questa non mi sembra affatto una cosa da poco! Ok, scusatemi, abbandono subito il campo stile spot Mentàl: "Io ce l'ho profumato" e mi reco dritto e puntuale (come un Di Canio qualsiasi, verso il dischetto di rigore) al punto della situazione. Punto che poi non è un punto solo , ma una serie infinita e complicata di puntini che se li unisci tutti forse ti appare il disegnino della Pimpa...forse no. Si parla di musica e di come con internet sia tutto nuovo e cambiato. Si parla di tecnologia e di come sia possibile creare con questa canzoni e divertirsi con quelle degli altri. Ok Ok, sto parlando di bastard pop. E lo so che questo qui è un pezzo che non è più cool come argomento (però, forse, se dico mash up...forse), ma vi giuro che questa cosa è a dir poco geniale. Il primo vero e propio album di bastard pop (mash up, scusate) dedicato interamente alla musica italiana. Celentano, Cutugno, I Cugini Di Campagna, Little Tony miscelati con gente del calibro di Cure, Manu Chao, Radiohead e Strokes. Da non perdere e da scaricare. Qui, per la precisione. (Grazie a Giulia per la segnalazione, i ricchi premi ed il cotillon) postato da: colas | 23:16 | commenti (11) lunedì, settembre 13, 2004 Pensavi Fosse Un Proctologo Ma Invece Era Un Blog Ovvero il segnale più evidente che un blog è in piena crisi creativa. Per la serie: se lo fanno tutti gli altri posso farlo anche io... IL POST SUI REFERRER! Negli ultimi giorni sono transitati in questo umile loco persone alla ricerca di: "Acconciature con toupè" (Saranno membri del governo?) "Ammore, ammore, ammore mon amour - Apicella cd" ( Ebbene sì: sono proprio membri del governo!) "Enrico Beruschi" (E aluraaaaaaaaaa!!!!!!) "Come cazzo posso andare in Urbino?" (Questa la so: con un pallone aereostatico!) "Come sono fatte le piattole?" (cazzo... si è già sparsa la voce che faccio la collezione!) "Fica ad Alatri" (Se la trovo ti faccio sapere) "L'arte del pompino a Bologna" (Eh sì: sarebbe da scriverci un saggio) "Radio Ciccio Riccio cugina" (???) "Tina Cipollari tette" (Cos'è: un film horror?) ...ed ora il capolavoro assoluto: caro lettore che sei venuto qui alla ricerca di "Gnomi delle mutande" puoi spiegarmi di cosa si tratta? Update: nonostante tutto il mio refferer più bello rimane sempre: "Urbani pene modificato". Mah!!! postato da: colas | 00:47 | commenti (19) venerdì, settembre 10, 2004 Obsesion (scritto così come gli Aventura)
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